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Codice della Proprietà Industriale

Dal 2 settembre 2010 è in vigore la riforma del Codice della Proprietà Industriale, disciplinata dal Decreto legislativo 13 agosto 2010 n. 131(pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 18 agosto 2010 n.192) a modifica del Decreto legislativo del 10 febbraio 2005 n. 30, riguardante brevetti per invenzione, marchi e altri segni distintivi.

Il Codice regola inoltre l’oggetto del diritto di Proprietà Industriale, i requisiti per ottenerlo, gli effetti della tutela, la durata, i diritti e gli oneri ad essa connessi.

Le disposizioni in materia di Proprietà Industriale introdotte dal Codice della Proprietà Industriale e da tutte le relative fasi di revisione e correzione, è orientato non solo al potenziamento della competitività del Sistema Italia, per il quale assume una valenza strategica nel sostegno alla concorrenza internazionale, ma anche alla semplificazione di tutte le procedure attraverso la predisposizione di strumenti più immediati per le imprese, i professionisti e i cittadini, conferendo nuovo impulso al contrasto del fenomeno della contraffazione a tutela di tutti i soggetti coinvolti. Una importante fase di revisione al Codice e di potenziamento alla tutela della Proprietà Industriale e della semplificazione delle procedure ha già avuto inizio lo scorso 11 marzo, data del via libera al regolamento di attuazione, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 9 marzo 2010 n.56, che ha recepito le esigenze di disciplina del deposito delle domande, delle istanze, delle modalità di applicazione delle norme sul procedimento di opposizione, nonché dell’attività svolta dai consulenti in Proprietà Industriale, semplificando e facilitando le procedure burocratiche necessarie al deposito dei titoli di Proprietà Industriale.

Queste le principali novità introdotte:

Biotecnologie: valorizzazione e maggiore protezione giuridica delle invenzioni biotecnologiche, in attuazione della Direttiva UE 98/44. In questo modo il prelievo di materiale non autorizzato verrà sanzionato con nuove norme. Non sono brevettabili, specifica il Decreto legislativo 13 agosto 2010 n. 131, le invenzioni il cui sfruttamento commerciale è contrario alla dignità umana, ed in particolare il procedimento tecnico che utilizzi cellule embrionali umane nonché ogni procedimento tecnologico di clonazione umana

Università e Sistema della ricerca: via libera alle università che intendono farsi parte attiva nelle procedure di brevettazione e sfruttamento industriale delle invenzioni frutto della ricerca. Per premiare la capacità inventiva dei singoli ricercatori è stata tuttavia prevista l’attribuzione del diritto sull’invenzione ai ricercatori stessi, qualora l’università o altri enti di ricerca pubblici non abbiano provveduto entro 6 mesi al deposito del relativo brevetto. Ciò consentirà di incrementare le possibilità di sfruttamento industriale degli esiti della ricerca pubblica

Utilizzo di un marchio da parte dei Comuni: possibilità per i Comuni di ottenere il riconoscimento di un marchio da utilizzare per valorizzare commercialmente il patrimonio culturale, storico, architettonico ed ambientale del proprio territorio

Semplificazione delle procedure: adempimenti amministrativi più semplici per cittadini o imprese che intendano ottenere un titolo di Proprietà Industriale. Le facilitazioni riguarderanno in prima istanza la traduzione delle domande internazionali di brevetto, la trascrizione e la possibilità per un singolo di depositare un brevetto in comunione e nell’interesse di più soggetti

Ampliamento dei confini delle applicazioni brevettabili: sarà brevettabile il materiale biologico, isolato dal suo ambiente naturale o prodotto tramite un procedimento tecnico, anche se preesistente allo stato naturale; qualsiasi nuova utilizzazione di un materiale biologico o di un procedimento tecnico relativo a materiale biologico, i procedimenti tecnici con cui sono prodotti, lavorati o impiegati materiali biologici, anche se preesistenti allo stato naturale. Il corpo umano è escluso dalla brevettabilità, sin dal momento del concepimento e nei vari stadi del suo sviluppo.

Fonte: Ministero dello sviluppo economico

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