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Commercio su aree pubbliche: l’impegno delle Regioni

bancarelle

Pubblichiamo il discorso di Manuela Bora coordinatrice della Commissione attività produttive della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome all’Assemblea Anva-Confesercenti del 27 maggio 2018.

L’obiettivo di  dare certezza alle imprese in merito al commercio su aree pubbliche è al centro dell’agenda politica delle Regioni. Occorrono “regole chiare e applicabili” e “Per questo ci siamo battuti perché si desse attuazione all’intesa della Conferenza Unificata del 2012 relativa alle modalità di assegnazione dei posteggi sulle aree pubbliche”, è questo uno dei passaggi chiave del messaggio di saluto che il presidente della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini, ha inviato all’assemblea Anva confesercenti che si è tenuta a Roma il 27 maggio e alla quale ha partecipato l’Assessore Manuela Bora (regione Marche)  che coordina la Commissione Attività produttive della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome.

Del resto il commercio sulle aree pubbiche “rappresenta un fulcro vitale per le nostre città, anche dei comuni più piccoli”, ha sottolineato Manuela Bora nel corso del suo intervento. Ma è anche “un settore in sofferenza a causa del disordine normativo di questi anni, direttiva servizi o Bolkestein” e troppo spesso l’interlocuzione con i Governi “non ha portato a soluzioni efficaci”.

“Le Regioni hanno cercato in questi anni con l’azione degli assessori, con l’Anci, con le istituzioni rappresnatative delle categorie di proporre al governo alcune soluzioni, basti pensare all’Intesa nella Conferenza Unificata del 5 luglio 2012 dove sono state formulate precise proposte, cercando di di tutelare coloro che avevano già dei posteggi, ma anche il  libero mercati, attraverso alcuni criteri come il tetto massimo dei posteggi. Poi il 3 agosto 2016 le Regioni hanno approvato delle linee applicative che potessero aiutare i comuni con strumenti interpretativi ed anche operativi.

Va detto che purtroppo le criticità non sono terminate e proprio  “per tutelare il settore – ha sottolineato Manuela Bora – le Regioni hanno chiesto un tavolo al Ministero delo sviluppo economico, con l’obiettivo di entratre nel merito delle posizioni condivise sia con i comuni che soprattutto con le associazioni di categoria.

Torneremo a chiedererlo al nuovo governo e cercheremo di tenerte sempre vivo il dialogo avviato in questi anni per aiutare un settore che merita e che – ha concluso l’assessore delle Marche – continuerà ad avere grande attenzione dal sistema delle Regioni”.

In effetti  il commercio ambulante in Italia è un settore che nel 2017 coinvolge 191.535 imprese, occupa 217.139 addetti, per un fatturato stimabile di circa 11,1 miliardi di euro. Più della metà delle imprese, 103mila, il 53,5% del totale, sono straniere e quasi metà delle imprese operano al Sud del Paese (precisamente 47,3%), area in cui incidono sul totale delle imprese per il 4,5% a fronte del 3,1% della media nazionale, mentre al Centro Nord l’incidenza scende al 2,5%. I dati dell’indagine di Anva Confesercenti sono stati resi noti proprio  in occasione dell’assembla nazionale dell’associazione , ovvero in un momento nel quale la crescita del settore si è arrestata e per la prima volta nel 2017 ha fatto registrare un saldo negativo di di imprese (-1,7%, corrispondente a -3.227 unità), anche se i livelli occupazionali per ora hanno tenuto. Un dato dovuto ad una ridotta natalità delle imprese dopo il fortissimo incremento in alcuni comparti come quello dell’abbigliamento in cui con la crisi il ricorso alla ‘bancarella’ è diventato un punto di riferimento per i non abbienti.

Ora però gli operatori di Confesercenti lanciano l’allarme per la salute del settore e tornano a chiedere l’esclusione dal campo di applicazione della direttiva Ue Bolkestein.  “In 10 anni, il valore delle nostre imprese si è più che dimezzato, gli investimenti crollati, i mercati sempre più accerchiati da abusivi ed incuria. Circa 7 miliardi di euro di valore economico andati in fumo, mentre noi siamo sempre più precari”, sostiene il presidente di Anva Maurizio Innocenti chiedendo una nuova legge che cancelli i limiti al numero di concessioni, i riferimenti alla condizione reddituale e combatta l’abusivismo. L’associazione infatti denuncia il forte tasso di irregolarità nel commercio ambulante, un fenomeno con un fatturato stimabile di 1,85 miliardi di euro (16,7% del totale), con un corrispondente mancato gettito fiscale e contributivo valutabile in 967 milioni di euro. La quota di operatori fuori legge in prossimità dei mercati per intercettare i clienti attratti dalle aree mercatali è molto elevata, e stimabile in 15 operatori abusivi ogni 100 regolari (in Campania il dato arriva al 37%).

Secondo quanto spiega  Confesercenti, gli effetti della Bolkestein erano stati in parte disattivati dall’Intesa in sede di Conferenza Stato Regioni stabilita nel 2012, una soluzione equilibrata che tutelava l’interesse delle imprese esistenti. Ma l’Intesa è stata di fatto cancellata dalla proroga dei termini, varata nel 2016 e riconfermata nel 2017.

“Per questo – dice Innocenti- chiediamo al nuovo Parlamento e al prossimo esecutivo una svolta: venga cancellata subito la proroga che smantella l’Intesa, e si proceda – entro il 2020 – ad una nuova legge di riordino del settore. Un nuovo impianto normativo che ci escluda dalla Bolkestein, cancelli i limiti al numero di concessioni, i riferimenti alla condizione reddituale e combatta l’abusivismo: quello ambulante vale 1,85 miliardi di euro l’anno. Una situazione di illegalità che sta portando al degrado di tutto il settore”.

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