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Divieto di fumo nei locali pubblici: bilancio di una legge “storica”

Il rapporto sui cinque anni di applicazione della legge che ha introdotto il divieto di fumare nei locali e negli uffici pubblici presenta un bilancio con molte luci e solo qualche ombra.
Nel primo anno di vigenza della legge, secondo i dati ISTAT, la percentuale di fumatori è calata di circa due punti (dal 23,8% al 22%), percentuale che si è mantenuta stabile fino al 2009. Solo nel 2009 la percentuale dei fumatori è risalita di un punto, arrivando al 23%. L’incremento ha riguardato sia maschi che femmine, con una prevalenza nei giovani di età compresa tra i 25 e i 34anni.
Come è noto la legge 16 gennaio 2003, n. 3, art. 51, “Tutela della salute dei non fumatori”, è entrata in vigore nel gennaio 2005: l’Italia è stato il primo grande paese europeo ad introdurre una normativa per regolamentare il fumo in tutti i locali chiusi pubblici e privati, compresi i luoghi di lavoro e le strutture del settore dell’ospitalità. L’attività di monitoraggio sull’applicazione della legge, avviata fin dal 2005 e tuttora in corso, ha evidenziato altri importanti risultati. Nel corso del 2009 le vendite di sigarette si sono ridotte del 2,2%.
La diminuzione è pari a circa il 9% in meno rispetto al 2004. Un altro dato positivo riguarda il rispetto della legge: gli italiani si sono dimostrati generalmente favorevoli al provvedimento e consapevoli della sua importanza per la salute pubblica. Su mandato del ministro della Salute, i NAS (Nucleo operativo Anti-sofisticazioni) nel 2009 hanno effettuato 2.551 ispezioni a campione su tutto il territorio nazionale presso diverse tipologie di locali in cui si applica il divieto di fumo, evidenziando il sostanziale rispetto della norma. Fonte: Dossier “Rapporto sulla legge antifumo”

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