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Orari dei negozi, è polemica

Un sondaggio del Turismo evidenzia il gradimento per la norma della manovra sulle liberalizzazioni. Ma i comuni controbattono: rispettare l’autonomia locale. I consumatori: estendere la legge a tutte le città

di Giuseppe Manfredi

La liberalizzazione degli orari dei negozi piace agli italiani, mentre i comuni frenano e sottolineano che ogni decisione deve essere presa a livello locale. Punto di partenza, la norma introdotta dal decreto-legge 98/2011 (manovra correttiva) sulla liberalizzazione degli orari dei negozi, delle aperture domenicali e della mezza chiusura infrasettimanale, che riguarda comuni a vocazione turistica e città d’arte. Un sondaggio condotto da Ipsos il 7 luglio, su un campione rappresentativo della popolazione adulta residente in Italia, commissionato dal dipartimento del turismo, evidenzia che il 78% degli intervistati dà un giudizio positivo contro il 21% di giudizi negativi.

La punta massima di consenso si registra tra le persone “responsabili degli acquisti familiari” (82%), seguiti dai residenti in un comune a vocazione turistica (76%) e dai residenti nelle grandi città (65%). Non solo: il 71% degli intervistati sarebbe d’accordo ad estendere questo provvedimento a tutti i comuni italiani (il 26 per cento sarebbe contrario) con una punta massima di consenso tra i residenti nei comuni a vocazione turistica (74%).

La maggioranza degli intervistati ritiene che – indipendentemente dagli effetti della crisi economica – farebbero più acquisti con negozi aperti per più tempo nell’arco della giornata, quindi anche la sera, e nei giorni oggi non consentiti, come la domenica e i festivi. La pensano così soprattutto i “responsabili degli acquisti familiari” (58%) e i residenti in comuni a vocazione turistica (57%).

Per il Ministro del turismo, Michela Vittoria Brambilla, “la strada dello sviluppo non può che percorrere la direzione della liberalizzazione, sburocratizzazione e semplificazione, come dell’affermazione della libertà di iniziativa economica privata, principio che ha già ispirato il nostro disegno di legge costituzionale, volto a modificare l’articolo 41 della costituzione ed adeguarlo agli attuali scenari. E non c’è dubbio – continua – che proprio la liberalizzazione degli orari e dei giorni di apertura per gli esercizi commerciali porterà ad un significativo incremento dei consumi e dell’occupazione. Trattandosi di un’iniziativa sperimentale intendo coinvolgere le categorie interessate – consumatori, commercianti e imprese del turismo – nella fase di attuazione e di valutazione, attraverso specifici tavoli di lavoro”. “Come ho già avuto modo di affermare, i comuni sono sempre favorevoli a quelle misure che favoriscono lo sviluppo locale, sempre che tali norme rispettino l’autonomia dei comuni nello stabilire gli orari delle città”, dichiara Osvaldo Napoli, Presidente facente funzioni dell’Anci, commentando i risultati dell’indagine Ipsos. “È chiaro che questa liberalizzazione può portare beneficio ai territori, tanto e’ vero che alcuni amministratori locali hanno già dichiarato di volerla adottare. Resta però da sottolineare la necessità, dove sarà possibile, di realizzare accordi locali in relazione alla disciplina dell’organizzazione del lavoro e delle garanzie per i lavoratori del settore”.

Polemiche invece da parte dei consumatori. “Continuiamo a non capire”, attacca l’Aduc in una nota, “perché la liberalizzazione debba riguardare solo alcune città e non tutta Italia: l’intento sembra solo quello di incrementare le vendite lì dove ci sono più turisti, e non semplificare e migliorare la qualità di vita per i consumatori (come anche sottolineato dall’indagine Ipsos)”.

Un attacco che coinvolge anche gli enti locali. “Noi non sappiamo se l’intento del ministro del turismo che ha perorato l’introduzione di questa norma nella manovra finanziaria, fosse solo propagandistico o meno, ma sicuramente lo sarebbe se questa norma fosse applicata, così come vuole l’Anci, col filtro dei comuni: ripercorrerebbe norme già in vigore (legge Bersani n. 114/1998) , norme molto esplicite, ma su cui le regioni hanno sempre posto i loro veti e l’hanno sempre avuta vinta”.
Fonte: La gazzettadeglientilocali.it

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