Pa, fondi e controlli i primi nodi

Gianni Trovati – Il Sole 24 Ore – In collaborazione con Mimesi s.r.l.

La prima preoccupazione del prossimo ministro per la Pubblica amministrazione non sarà l’attuazione del Pnrr. Ma quella di trovare un posto non troppo di retroguardia nella lunga fila dei colleghi che busseranno alle porte del ministro dell’Economia.

A dettare questa agenda non è una questione ideologica legata al più o meno fervente europeismo del governo in gestazione. Più concretamente, l’urgenza nasce dall’incrocio di due fattori: il filone del Piano nazionale che riguarda direttamente la pubblica amministrazione, e che non a caso apre (è la Missione 1, Componente 1) l’albero genealogico degli interventi del Pnrr, ha corso a ritmi serrati sotto la guida di Renato Brunetta, che invece dal punto di vista finanziario ha avuto il tempo per recuperare gran parte del ritardo accumulato nei rinnovi dei contratti ma non per impostare la nuova tornata. E con l’inflazione che vola nei dintorni del 9% non è un problema da poco: perché i contratti chiusi (ministeri, agenzie fiscali ed enti pubblici non economici), vicini al traguardo (sanità ed enti locali) e in corso di negoziato (scuola) riguardano il 2019/2021, quello appena stipulato per i dipendenti di Palazzo Chigi risale addirittura al 2016/18, e il finanziamento per il triennio 2022/24 è ancora praticamente a zero: al momento nei saldi di finanza pubblica ci sono solo i 500 milioni all’anno che servono per pagare l’indennità di vacanza contrattuale, quella che arriva nelle buste paga dei dipendenti pubblici quando appunto i rinnovi tardano.

Recuperare l’inflazione del triennio ai tassi scritti nella Nota di aggiornamento al Def richiederebbe qualcosa come 16 miliardi di euro, divisi più o meno a metà tra finanziamento statale diretto e fondi da trovare nei bilanci di enti territoriali, sanità e università.

Con queste cifre in gioco, risolvere il problema nella prossima legge di bilancio già schiacciata dal costo delle misure contro il caro-energia è impensabile. Ma è altrettanto difficile ignorarlo senza rischiare di scatenare una protesta diffusa fra i 3,2 milioni di dipendenti pubblici.

Anche perché proprio loro sono stati chiamati a più riprese a essere il motore di un Pnrr che per viaggiare davvero ha bisogno di una pubblica amministrazione trasformata nelle prassi consolidate ma anche e soprattutto nella forza del suo «capitale umano».

A questo obiettivo ha risposto almeno sul piano delle regole la maratona imposta dal titolare di Palazzo Vidoni ai suoi uffici e al governo per anticipare il più possibile il calendario attuativo del Pnrr, occupandosi anche di alcuni obiettivi nel cronoprogramma della quarta rata in scadenza alla fine di giugno 2023.

* Articolo integrale pubblicato sul Sole 24 Ore del 19 Ottobre 2022.

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