Quando l’innovazione smette di presentarsi come promessa e inizia a insinuarsi nelle procedure, il diritto è chiamato a prenderne atto e a… tenere il punto.
Per le attività economiche, questo passaggio avviene nel luogo più complesso ma anche più sfidante dell’amministrazione contemporanea: il SUAP, con il suo procedimento unico, la sua conferenza di servizi, l’interoperabilità tra uffici… il suo anelito verso le semplificazioni e le liberalizzazioni.
È qui, lontano dai manifesti tecnologici, che l’intelligenza artificiale comincia davvero a incidere sui tempi, sulle istruttorie e sulle aspettative degli utenti.
L’AI Act dell’Unione europea si colloca agevolmente in questo spazio operativo e lo fa con la sobrietà di chi sa che l’innovazione, una volta entrata nei procedimenti e negli adempimenti, non ha più bisogno di essere annunciata, ma vissuta.
Non è un regolamento scritto per stupire, ma una cornice giuridica pensata per garantire che l’uso dell’IA nei processi che regolano l’accesso, il permanere e l’uscita dal mercato resti compatibile con la certezza del diritto e con la tutela delle posizioni giuridiche, seppur nella libertà che le imprese continuano ostinatamente a pretendere.
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Il SUAP (italiano) contempla l’AI Act: i primi dieci considerando (II)
Approfondimento di Domenico Trombino
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