Con la segnalazione AS2154 del 12 marzo 2026, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato interviene sul progetto di conversione delle cabine telefoniche in strutture digitali multiservizi promosso da TIM e Urban Vision. Pur riconoscendo l’interesse pubblico dell’iniziativa, l’Autorità evidenzia criticità rilevanti sul piano concorrenziale: l’installazione di impianti pubblicitari su suolo pubblico senza gara rischia di alterare il mercato della pubblicità esterna. L’AGCM invita quindi i Comuni ad adottare procedure ad evidenza pubblica per garantire trasparenza, non discriminazione e parità di accesso agli operatori economici.
Indice
Il progetto TIM–Urban Vision e il nuovo uso delle cabine
La segnalazione dell’AGCM prende le mosse da un progetto già avviato in alcune città – tra cui Milano e Bari – che prevede la trasformazione delle cabine telefoniche pubbliche in cabine digitali multiservizi.
Le nuove strutture sono destinate a offrire servizi diversificati:
• chiamate telefoniche e informazioni istituzionali;
• servizi digitali per cittadini e turisti;
• strumenti per l’inclusione e la sicurezza urbana;
• diffusione di contenuti informativi e culturali.
Accanto a tali funzioni, tuttavia, le cabine sono dotate di spazi pubblicitari digitali, dai cui proventi deriva il finanziamento dell’intero progetto.
Il contesto normativo di riferimento è segnato dalla delibera AGCom n. 98/23/CONS, che ha eliminato l’obbligo di mantenere il servizio universale di telefonia pubblica, lasciando a TIM la disponibilità delle cabine e la scelta del loro utilizzo.
Il nodo concorrenziale: pubblicità senza gara
Il cuore della segnalazione riguarda il profilo concorrenziale.
Secondo l’Autorità, l’approvazione del progetto da parte dei Comuni senza procedura ad evidenza pubblica può determinare:
• una violazione del principio di non discriminazione;
• una distorsione del mercato della pubblicità esterna (out-of-home).
Il settore è infatti caratterizzato da una limitata disponibilità di spazi pubblici, che rende necessario un meccanismo di selezione competitivo tra operatori.
L’AGCM sottolinea che gli impianti previsti dal progetto hanno una funzione prevalentemente pubblicitaria, mentre i servizi digitali appaiono accessori.
In assenza di gara, TIM e Urban Vision beneficerebbero di un vantaggio competitivo rispetto agli altri operatori, che per ottenere analoghi spazi devono partecipare a procedure pubbliche, sostenendo costi e rischi.
L’insufficienza della non esclusività e il ruolo dei Comuni
Un passaggio centrale della segnalazione riguarda la non esclusività del progetto, talvolta invocata come elemento idoneo a garantire la concorrenza.
L’Autorità chiarisce che tale previsione non è sufficiente, poiché:
• gli spazi pubblici restano limitati;
• la mancata gara impedisce comunque il confronto tra operatori.
Neppure gli obiettivi di interesse pubblico – digitalizzazione urbana, servizi ai cittadini, sicurezza – possono giustificare l’assenza di procedure competitive.
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Al contrario, l’AGCM evidenzia che proprio questi obiettivi possono essere perseguiti attraverso gare pubbliche, già ampiamente utilizzate dai Comuni per:
• pensiline e arredo urbano;
• impianti pubblicitari;
• servizi di bike sharing o informazione digitale.
Si tratta di modelli consolidati che combinano offerte economiche e tecniche, garantendo al tempo stesso qualità del servizio e concorrenza.
Le indicazioni operative dell’Antitrust
La segnalazione si conclude con un chiaro indirizzo operativo:
i Comuni interessati al progetto devono adottare procedure competitive per l’assegnazione degli spazi pubblicitari e dei servizi connessi.
L’obiettivo è duplice:
• prevenire discriminazioni tra operatori;
• assicurare il corretto funzionamento del mercato.
L’Autorità invita inoltre ANCI a favorire la massima diffusione della segnalazione tra gli enti locali, sottolineando la rilevanza sistemica della questione.
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