Il Contratto collettivo nazionale di lavoro relativo al comparto Funzioni locali firmato nel febbraio scorso per il triennio 2022-2024 ci offre lo spunto per tornare su di un tema di attualità, di cui si è parlato molto durante il periodo della pandemia: il lavoro agile o smart working, al quale giustamente negli scorsi anni sono state dedicate Linee guida e circolari, sia della Funzione Pubblica che dei singoli Enti, e che è apparso come una modalità diversa di organizzazione del lavoro.
Criteri indispensabili per lo smart working.
Su questa rivista in più occasioni siamo intervenuti sull’argomento, per sottolinearne l’importanza e la necessità di non abbandonarlo, una volta superata la pandemia da Covid-19, visti gli indubbi vantaggi che offre.
Abbiamo però anche osservato che non è sufficiente decretarne l’utilizzo o imporne la diffusione nella PA se contestualmente non si procede su due fronti importanti:
– la diffusione in tutto il Paese della “banda larga” e “ultralarga”, al fine di consentire di poter avere facilmente accesso da remoto alle banche dati pubbliche e interagire con le stesse, ma anche per poter partecipare a videoconferenze;
– una adeguata “alfabetizzazione informatica”, che permetta a coloro che lavorano negli Enti di avere la massima dimestichezza con le procedure informatizzate e con gli apparecchi digitali, utilizzandoli e sfruttandoli al meglio, consentendo così a cittadini e imprese di avere accesso diretto da casa loro o dai loro uffici ad una serie di servizi telematici.
Si tratta di due elementi importanti che non devono essere trascurati soprattutto ora che sempre più spesso anche gli enti locali si avvalgono di sistemi di Intelligenza Artificiale per gestire una serie di servizi.
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Se negli Enti locali lo smart working non sempre ha dato risultati ottimali come dobbiamo attrezzarci per migliorare la situazione?
Approfondimento di Paola Morigi
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