Dirigenti locali, nel contratto 444 euro al mese

12 Novembre 2025
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di GIANNI TROVATI (sul Sole 24 Ore)

L’onda lunga dei rinnovi contrattuali nel pubblico impiego prosegue la propria corsa con la firma, arrivata ieri all’Aran, dell’intesa sul triennio 2022/24 dei dirigenti degli Enti locali, sottoscritta da Cisl, Uil, Fediretse Unione segretari ma non, come sempre, dalla Cgil.

L’accordo riguarda quasi 13mila persone, e ha a disposizione 102,9 milioni di euro annui che, secondo i calcoli ARAN, determinano un aumento medio da 444 euro al mese. Gli arretrati, che insieme agli aumenti entreranno in busta paga ovviamente con l’entrata in vigore dopo i controlli di Corte conti e Ragioneria e la firma definitiva, valgono fra i 6mila e gli oltre 9mila euro a seconda dei casi, ma da queste somme vanno detratte le quote maggiorate dell’indennità di vacanza contrattuale. «È un risultato importante, frutto di un dialogo costruttivo e di una volontà comune di riconoscere l’impegno e la responsabilità dei dirigenti locali», sottolinea il ministro per la PA, Paolo Zangrillo. La pre intesa arriva dopo solo un mese di trattative e a un anno e mezzo dalla firma definitiva del contratto 2019/21, siglato in via definitiva il 16 luglio del 2024, e offre quindi una grossa mano al recupero dell’arretrato, nell’obiettivo portato avanti dal Governo di allineare il calendario contrattuale del pubblico impiego a quello della realtà, superando la lunga stagione dei rinnovi postumi.

A questo punto, per il 2022/24 manca all’appello la scuola, che tuttavia dovrebbe arrivare a breve, mentre la direttiva pronta per il rinnovo dei dipendenti di ministeri, agenzie fiscali ed enti pubblici non economici dovrebbe far partire a stretto giro i negoziati sul 2025/27. Guardando anche agli Enti locali «avvieremo i negoziati entro fine anno», conferma il presidente dell’ARAN Antonio Naddeo. L’accordo firmato ieri riguarda una platea composita, divisa fra 5.500 vertici amministrativi di Regioni ed Enti locali, 2.300 segretari comunali e provinciali, 5.200 Pta.

Fra le disposizioni comuni, spicca il nuovo tentativo di differenziare la retribuzione di risultato, quella componente della busta paga dirigenziale pensata per premiare le performance. Sulla falsariga di quanto accaduto nella Pubblica Amministrazione centrale, il testo chiedere di circoscrivere i dirigenti titolari delle valutazioni più elevate, a cui attribuire in questa voce una somma superiore di almeno il 25% negli enti con meno di 10 dirigenti, e di almeno del 30% nelle amministrazioni più grandi, rispetto alla media pro capite.

Il differenziale può essere ridotto al 20% nelle Amministrazioni che nella contrattazione integrativa decidono un insieme di parametri per modulare la retribuzione di risultato in base «al raggiungimento di uno o più obiettivi d’impatto rilevanti e oggettivamente misurabili, anche trasversali a più unità organizzative o riferiti all’azione dell’ente nel suo complesso, direttamente collegati a benefici concreti e verificabili» per gli utenti. Cambia anche l’articolazione della retribuzione di risultato dei segretari. Di norma, gli Enti dovranno destinare a questa voce non più del 10% del monte salari erogato a ogni segretario. Ma con un meccanismo a soglie la quota può salire: al 15% negli enti con dirigenti che non siano capoluoghi di Provincia o Regione o in quelli senza dirigenti in cui al segretario sia attribuito «un incarico per la copertura di posizione apicale dell’ente temporaneamente priva di titolare», oltre che nelle Unioni, e al 20% nei capoluoghi o nelle Amministrazioni interessate da calamità naturali oppure commissariate per infiltrazioni mafiose.

*Articolo integrale pubblicato su Il Sole 24 Ore del 12 novembre 2025 (In collaborazione con Mimesi s.r.l.)

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