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Crescita economica e rigenerazione del territorio, “decolla” il patto tra Confcommercio e Anci

Anci e Confcommercio hanno presentato a Roma il protocollo di intesa con cui le due organizzazioni hanno avviato una collaborazione strategica per riqualificare e rigenerare il tessuto urbano, molto colpito dalla crisi economica.

“Oggi ribadiamo la volontà di Anci e Confcommercio di dare un modello ai comuni sperimentatori e poi all’intero Paese, creando una chance in più per far crescere i territori, migliorare la qualità della vita e dare una opportunità in più al commercio di essere protagonista delle comunità. Città e Confcommercio insieme possono costruire politiche europee più vicine alle realtà nazionale, alle esigenze dei cittadini, ed alle istanze dei territori”, ha detto Umberto di Primio, vicepresidente Anci con delega alle politiche del Personale e sindaco di Chieti.

L’intesa, che vuole avviare a livello nazionale ed europeo azioni di promozione della ‘dimensione urbana delle politiche UE’ applicando con efficacia il principio di partenariato ed analizzando con attenzione l’impatto della normativa europea per evitare di introdurre sul territorio italiano di norme di difficile applicazione, è stata illustrata in un convegno nazionale svoltosi a Roma. Nella sede nazionale di Confcommercio erano presenti tra gli altri il presidente dell’ente camerale, Carlo Sangalli, ed i sottosegretari con delega agli Affari europei Sandro Gozi e all’Economia Enrico Zanetti.

Il vice presidente Anci si è detto convinto che l’intesa potrà avviare un sistema virtuoso, dove si possano pienamente cogliere le opportunità partendo proprio dall’uso mirato delle risorse Ue. “È un fatto che in questi anni regioni ed enti locali non sono stati in grado di spendere al meglio queste risorse, spesso per la mancanza della professionalità necessaria per rispondere ai bandi europei. Sono certo che anche grazie alle buone pratiche già avviate nei 44 comuni sperimentatori questo gap si colmerà”, ha aggiunto il vice presidente Anci.

Al protocollo, che prevede la sperimentazione di nuove modalità e di prassi urbanistiche per frenare un ciclo economico depressivo che ha generato un impoverimento visibile e non statistico delle città in termini di servizi ai cittadini e di danno economico alle imprese, hanno finora aderito 44 comuni da 15 mila abitanti in su, fino alle metropoli Torino Venezia e Palermo.

“I comuni credono fortemente in questo protocollo che crea la giusta sinergia con le realtà commerciali che portano avanti il nostro Paese e sono l’ossatura sociale delle nostre comunità. I sindaci – ha sottolineato ancora Di Primio – da istituzione più vicina ai territori, vogliono essere un significativo ingranaggio per tornare ad essere protagonisti in Europa”.

Nel suo intervento il vice presidente Anci si è soffermato su due punti che possono contribuire a far decollare l’alleanza Comuni-Commercio per cambiare il volto delle città. Da un lato la sburocratizzazione delle procedure su cui Di Primio, in qualità di delegato Anci al Personale, ha dato atto al governo “degli importanti passi avanti con i decreti Madia, in particolare sulla riforma della Conferenza dei servizi, con la logica di semplificare norme e dare maggiori certezze a chi svolge attività commerciali”. Dall’altro il sindaco di Chieti ha rinnovato l’invito al governo di intervenire sullo sblocco del turnover del personale degli enti locali: “lo sblocco serve per poter assumere nella Pa persone portatrici di una nuova visione della conoscenza, tanto più che l’età media dei dirigenti nei comuni è di 65 anni, mentre soltanto l’1% di essi ha meno di 40 anni”.

Infine, il vice presidente Anci si è augurato che i piani regolatori cittadini diventino strumenti per leggere veramente le vocazioni dei territori e sviluppare progetti concreti di crescita. “Queste pianificazioni non devono essere semplici lottizzazioni ma devono partire dallo studio profondo della vicenda storico ed urbanistica di ogni città”, ha detto Di Primio plaudendo alla collaborazione con le università previsto dal protocollo.

“Anci e Confcommercio vogliono remare dalla stessa parte, in questo modo saremo in grado di ottenere dal governo anche importanti modifiche normative, come sulla cedolare secca. Una misura che – ha concluso il vice presidente Anci – se cambiata non potrà che aiutare l’utilizzo dei locali sfitti nei centri urbani da parte di coloro che vogliono fare impresa”.

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