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È legittimo l’utilizzo del fabbricato industriale per attività cuturali e religiose?

Il Consiglio di Stato ha ritenuto pienamente legittimo l’uso di un capannone industriale come luogo dove esercitare le attività statutarie da parte di un’assiociazione culturale islamica.

I giudici amministrativi hanno infatti ricordato che “il presupposto del mutamento di destinazione giuridicamente rilevante, ai fini dell’eventuale adozione della sanzione interdittiva del cambio di destinazione non consentito, è che l’uso diverso – ovviamente attuato senza opere a ciò preordinate – comporti un maggior peso urbanistico effettivamente incidente sul tessuto urbano. L’aggravio di servizi – quali, ad esempio: il pregiudizio alla viabilità ed al traffico ordinario nella zona; il maggior numero di parcheggi nelle aree antistanti o prossime l’immobile rispetto a quello programmato e realizzato; l’incremento quantitativo e qualitativo dello smaltimento dei rifiuti conseguenti alla nuova attività ivi intrapresa – è l’ubi consistam del mutamento di destinazione che giustifica la repressione dell’alterazione del territorio in conseguenza dell’incremento del carico urbanistico come originariamente divisato nella pianificazione del tessuto urbano dall’amministrazione locale“.

Nel caso esaminato quindi non è stato ravvisato alcun mutamento di destinazione dell’immobile rispetto alla sua destinazione in considerazione sia della ristretta cerchia degli utenti del servizio offerto dall’Associazione, esclusivamente riservato agli associati, senza alcun sensibile incremento del c.d. carico urbanistico, che dell’uso, costituente, sotto il profilo assiologico dei principi di stampo costituzionale, (libera) manifestazione dello ius utendi del proprietario e, per esso, dell’Associazione conduttrice dell’immobile.

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