di FLAVIA LANDOLFI e GIUSEPPE LATOUR (dal Sole 24 Ore)
Un freno alla revisione dei prezzi in diminuzione, come chiesto dalle imprese dell’ANCE. Una maggiore flessibilità per la stagione balneare, per sostenere il settore. E l’archiviazione definitiva degli aumenti dei pedaggi per finanziare l’ANAS. Sono le principali novità portate ieri dal voto delle commissioni Ambiente e Trasporti della Camera sulla legge di conversione del Decreto Infrastrutture (d.l. n. 73/2025). Partendo dai pedaggi, dopo gli annunci del weekend e il polverone politico sollevato in seno alla maggioranza, la norma che avrebbe dovuto portare a un incremento di un euro ogni mille chilometri delle tariffe autostradali di tutte le classi di veicoli è stata stralciata. Un nuovo emendamento, presentato dai relatori, prevede solo degli interventi tecnici sull’ANAS anche se per il momento è ancora accantonato.
La riformulazione, spiega la relazione tecnica, «mira a consentire ad Anas di utilizzare le risorse di competenza del Fondo di Garanzia anche ad integrazione delle risorse già stanziate e comprese negli aggiornamenti del contratto di programma 2016-2020, nonché del contratto di programma ANAS 2021-2025 e successivi aggiornamenti, e anche per il finanziamento dei maggiori fabbisogni derivanti dai provvedimenti dei Collegi consultivi tecnici per la definizione delle controversie con le imprese appaltatrici derivanti dall’iscrizione di riserve o richieste di risarcimento».
Quanto ai balneari è stata ritoccata la norma già presente nel decreto che regola l’apertura e la chiusura della stagione: la riformulazione a prima firma di Giorgia Andreuzza (Lega) inserisce maggiore flessibilità e stabilisce che il termine potrà arrivare alla fine di settembre e sforare anche i quattro mesi di durata totale. «La nostra penisola è fatta di 7.600 chilometri di costa. Non si può pensare che in una tale eterogeneità territoriale la stagione sia uguale in tutto il Paese», spiega Andreuzza.
Sulla revisione prezzi arrivano due interventi, chiesti dall’ANCE. La Legge di Bilancio 2025 – va ricordato – ha prorogato l’articolo 26 del Decreto Aiuti, la norma sugli aumenti eccezionali dei prezzi dei materiali alla quale hanno fatto ricorso nel 2023 e nei primi sei mesi del 2024 oltre 17mila cantieri. Ha però previsto la possibilità di applicare i nuovi prezzari anche in diminuzione rispetto a quelli contrattuali. Un’indicazione potenzialmente rischiosa, che viene limitata: la diminuzione potrà esserci per le sole lavorazioni eseguite o contabilizzate nel 2025. Non potranno, cioè, essere riaperte le contabilità 2023 e 2024. Non solo. Una nuova riformulazione di un emendamento all’articolo 9 a firma, tra gli altri, di Erica Mazzetti e Alessando Cattaneo (Fi) sana una questione rimasta sospesa a causa di un groviglio di norme nei meccanismi di revisione dei prezzi che escludeva determinate categorie. Si tratta dei contratti pubblici aggiudicati sulla base di offerte con termine finale di presentazione compreso tra il l° luglio 2023 e il 31 dicembre 2023 che ora potranno rientrare nella revisione prevista dal codice degli appalti.
* Articolo integrale pubblicato su Il Sole 24 Ore dell’8 luglio 2025 (In collaborazione con Mimesi s.r.l)
Appalti, argine alla revisione dei prezzi in diminuzione
di FLAVIA LANDOLFI e GIUSEPPE LATOUR (dal Sole 24 Ore)
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