Con la sentenza n.3202/2026 della Sezione V del Consiglio di Stato, la giustizia amministrativa riaccende i riflettori sui poteri di regolamentazione degli enti locali in materia di commercio e tutela del paesaggio.
I giudici di Palazzo Spada hanno confermato la piena legittimità dell’operato del Comune, che aveva subordinato l’apertura di nuove attività di somministrazione all’interno del borgo antico al previo superamento di un Piano urbanistico attuativo (PUA). La decisione ribalta l’esito del primo grado e traccia una linea di confine netta a favore della programmazione pubblica.
L’origine del contenzioso e l’intreccio tra tutela ed economia
L’intera controversia nasce dal diniego opposto dall’amministrazione comunale gardesana nei confronti di una ditta di pasticceria, la quale aveva tentato di avviare tre distinte attività commerciali in un locale del centro storico tramite la presentazione di altrettante SCIA.
Il Comune ha bloccato l’iniziativa in virtù della delibera consiliare n. 56/2021, il cui regolamento interno impone lo strumento del PUA per l’Ambito 03 al fine di arginare i fenomeni di congestione e garantire una sostenibilità minima agli spazi urbani di pregio.
I riferimenti normativi analizzati dal Collegio delineano un quadro di poteri stringenti in capo alle amministrazioni.
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