La legge 7 maggio 2026, n. 70 introduce un ampio riassetto della disciplina marittima italiana, intervenendo su governance del mare, nautica da diporto, attività subacquee, tutela ambientale e cantieristica. Il provvedimento rafforza il ruolo del Comitato interministeriale per le politiche del mare (CIPOM), istituisce formalmente la zona contigua italiana prevista dalla Convenzione di Montego Bay e aggiorna le linee di base del mare territoriale. Particolare rilievo assume il nuovo quadro normativo dedicato alle immersioni subacquee ricreative, con requisiti obbligatori per guide, istruttori e diving center, obblighi assicurativi e registri delle immersioni. Sul fronte della nautica da diporto vengono introdotte misure di semplificazione amministrativa, digitalizzazione dei documenti di bordo e nuove disposizioni per sicurezza e tutela ambientale, con specifica attenzione alle praterie di Posidonia oceanica.
Indice
- Una legge-quadro che rafforza la strategia nazionale del mare
- Zona contigua: l’Italia recepisce pienamente la Convenzione di Montego Bay
- Subacquea ricreativa: arrivano regole uniformi per diving center e istruttori
- Nautica da diporto: semplificazioni amministrative e più controlli ambientali
- Documenti di bordo digitali e modernizzazione della navigazione
- Ricerca, pesca e sostegno alle isole minori
Una legge-quadro che rafforza la strategia nazionale del mare
La legge n. 70/2026 rappresenta uno dei più ampi interventi normativi degli ultimi anni in materia marittima. Il testo interviene trasversalmente su governance del mare, sicurezza della navigazione, pianificazione dello spazio marittimo, tutela ambientale, subacquea ricreativa, pesca e nautica da diporto, delineando un quadro organico di coordinamento delle politiche marittime nazionali.
Uno dei primi interventi riguarda il rafforzamento del Comitato interministeriale per le politiche del mare (CIPOM), istituito nel 2022. La legge modifica il decreto-legge n. 173/2022 introducendo strumenti di coordinamento più incisivi tra ministeri e ampliando il ruolo strategico del Comitato.
Tra le principali novità figurano:
• il passaggio della programmazione del “Piano del mare” da cadenza triennale a quadriennale;
• il coinvolgimento del Ministero dell’università e della ricerca;
• la possibilità che il concerto tra più ministeri venga espresso direttamente nell’ambito delle riunioni CIPOM;
• il monitoraggio dei regolamenti attuativi coerenti con il Piano del mare.
L’obiettivo dichiarato è quello di superare la frammentazione amministrativa che storicamente caratterizza le competenze sul mare, distribuire meglio le responsabilità e garantire una maggiore uniformità strategica tra trasporti, ambiente, turismo, difesa e ricerca.
La norma modifica inoltre il decreto legislativo n. 201/2016 sulla pianificazione dello spazio marittimo, attribuendo un ruolo centrale al Dipartimento per le politiche del mare della Presidenza del Consiglio.
Zona contigua: l’Italia recepisce pienamente la Convenzione di Montego Bay
Tra le disposizioni di maggiore rilievo internazionale vi è l’istituzione della zona contigua italiana, prevista dalla Convenzione ONU sul diritto del mare del 1982.
La legge autorizza il Governo a istituire formalmente, mediante decreto del Presidente della Repubblica, una fascia marittima ulteriore rispetto al mare territoriale, estendibile fino a 24 miglia marine dalle linee di base.
All’interno della zona contigua l’Italia potrà esercitare controlli finalizzati a:
• prevenire violazioni in materia doganale, fiscale, sanitaria e di immigrazione;
• reprimere violazioni già commesse;
• tutelare il patrimonio culturale subacqueo.
La norma precisa tuttavia che l’istituzione della zona contigua non limita le libertà internazionali di navigazione, sorvolo e posa di cavi e condotte sottomarine.
Particolarmente significativo è anche l’aggiornamento delle linee di base del mare territoriale, ridefinite tenendo conto della mutata morfologia costiera e del sistema geodetico nazionale ETRS89. Contestualmente viene abrogato il DPR n. 816/1977.
Subacquea ricreativa: arrivano regole uniformi per diving center e istruttori
L’intero Capo III della legge introduce per la prima volta una disciplina organica nazionale dedicata all’attività subacquea ricreativa.
Il legislatore definisce:
• attività subacquea ricreativa;
• brevetti;
• istruttori e guide subacquee;
• organizzazioni didattiche;
• centri di immersione e addestramento.
La normativa punta a coniugare sviluppo turistico, sicurezza e tutela ambientale.
Tra gli aspetti più rilevanti:
• obbligo di brevetto per i subacquei;
• obbligo di assicurazione RC per istruttori, guide e diving center;
• obbligo di manutenzione certificata delle attrezzature;
• tenuta del registro delle immersioni;
• presenza minima di due persone durante le immersioni;
• limite massimo di sei subacquei per guida o istruttore.
La legge introduce inoltre specifici obblighi ambientali: viene vietato asportare, maneggiare o alimentare fauna e flora marina e si impone il rispetto delle linee guida ISPRA per minimizzare l’impatto sugli ecosistemi.
Importante anche la previsione delle future zone di interesse turistico subacqueo, che potranno essere individuate con decreto ministeriale sulla base di criteri di sicurezza, rilevanza paesaggistica, valore archeologico e interesse culturale.
La disciplina prevede infine un sistema sanzionatorio amministrativo:
• da 5.000 a 12.000 euro per esercizio abusivo dell’attività;
• da 1.000 a 3.000 euro per violazione degli obblighi documentali;
• sospensione dell’attività in caso di reiterazione.
Nautica da diporto: semplificazioni amministrative e più controlli ambientali
Un altro blocco rilevante della legge riguarda il codice della nautica da diporto.
Le modifiche puntano a:
• semplificare le procedure amministrative;
• rafforzare il sistema telematico STED;
• incentivare la cantieristica;
• aumentare le garanzie di sicurezza.
Tra le novità:
• validità temporanea della ricevuta STED in sostituzione della licenza di navigazione;
• possibilità di utilizzo commerciale delle unità da diporto per periodi determinati;
• conversione semplificata delle patenti nautiche estere per iscritti AIRE;
• nuove regole per il noleggio occasionale;
• obbligo di contrassegno “noleggio occasionale”.
La legge introduce anche l’articolo 26-ter sul contrasto ai danni ambientali, imponendo verifiche tecniche sulle unità da diporto estere fino a 24 metri utilizzate da soggetti italiani.
Particolarmente significativa è poi la norma dedicata alla tutela delle praterie di Posidonia oceanica. Il legislatore stabilisce che l’ancoraggio non deve danneggiare habitat sensibili o protetti, con espresso riferimento agli ecosistemi marini vulnerabili.
Documenti di bordo digitali e modernizzazione della navigazione
La riforma interviene anche sul codice della navigazione, introducendo una progressiva digitalizzazione dei documenti di bordo.
Potranno essere formati e conservati in formato digitale:
• giornale nautico;
• giornale di macchina;
• ruolo di equipaggio;
• registri GMDSS;
• registri ambientali previsti dalle convenzioni IMO;
• documentazione tecnica e sanitaria di bordo.
La misura si inserisce nel più ampio processo di digitalizzazione amministrativa e semplificazione delle procedure marittime, con possibilità di utilizzo di strumenti di pagamento elettronici per imposte e tributi.
Contestualmente vengono aggiornate le norme su:
• iscrizione delle navi;
• cancellazione dai registri;
• annotazioni sui libretti di navigazione;
• registri delle ipoteche navali.
Ricerca, pesca e sostegno alle isole minori
La legge contiene anche disposizioni settoriali dedicate a:
• ricerca scientifica marina;
•pesca;
•sanità nelle isole minori;
•scuola;
•cantieristica regionale.
Per il comparto pesca viene introdotto uno sgravio contributivo del 50% per le imprese che reimbarcano lavoratori provenienti da imbarcazioni demolite nell’ambito dell’arresto definitivo previsto dalla normativa europea.
Viene inoltre prevista una futura disciplina sugli ammortizzatori sociali della pesca e una maggiore rappresentanza del settore nelle commissioni delle aree marine protette.
Sul fronte ambientale, la legge contiene anche una delega al Governo per il recepimento della direttiva europea 2024/1785 sulle emissioni industriali e sulle discariche.
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