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SCIA e DIA: il Consiglio di Stato ne precisa la natura giuridica

Il Consiglio di Stato, con sentenza n. 15/2011 del 29 luglio 2011, ha fornito indicazioni sulla natura giuridica della DIA (Denuncia di inizio attività), della SCIA (Segnalazione certificata di inizio attività) e sulle azioni di tutela del terzo leso dallo svolgimento dell’attività denunciata.

Il Consiglio di Stato precisa come la principale caratteristica dell’istituto della SCIA consista nella sostituzione delle tradizionali autorizzazioni con un «nuovo schema ispirato alla liberalizzazione delle attività economiche private consentite dalla legge in presenza dei presupposti fattuali e giuridici normativamente stabiliti».

L’attività dichiarata può, quindi, essere iniziata senza necessità di un consenso dell’amministrazione, surrogato dall’assunzione di auto-responsabilità del privato, insito nella denuncia / segnalazione.

“Il denunciante è, infatti, titolare di una posizione soggettiva originaria, che rinviene il suo fondamento diretto ed immediato nella legge, sempre che ricorrano i presupposti normativi per l’esercizio dell’attività e purché la mancanza di tali presupposti non venga stigmatizzata dall’amministrazione con il potere di divieto da esercitare nel termine di legge, decorso il quale si consuma, in ragione dell’esigenza di certezza dei rapporti giuridici, il potere vincolato di controllo con esito inibitorio e viene in rilievo il discrezionale potere di autotutela”.

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