Canone unico, cambia tutto: la Cassazione riconosce la natura tributaria e il MEF impone nuove regole ai Comuni

Nuove regole per delibere dal 2026.

28 Maggio 2026
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Con la circolare n. 1/DF del 22 maggio 2026 il Dipartimento delle Finanze recepisce gli effetti della sentenza n. 12225/2025 delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione, pubblicata il 1° maggio 2026, che ha riconosciuto la natura tributaria del canone patrimoniale di concessione, autorizzazione o esposizione pubblicitaria introdotto dalla legge n. 160/2019. La nuova qualificazione giuridica modifica profondamente il quadro operativo per gli enti locali: dal 2026 le deliberazioni regolamentari e tariffarie relative al canone unico dovranno essere trasmesse telematicamente al MEF tramite il Portale del federalismo fiscale e pubblicate sul sito del Dipartimento delle Finanze quale condizione di efficacia degli atti. La circolare chiarisce inoltre termini, modalità operative ed effetti transitori per l’anno d’imposta 2026.

Indice

La Cassazione cambia la natura giuridica del canone unico


Il canone patrimoniale di concessione, autorizzazione o esposizione pubblicitaria – il cosiddetto “canone unico” introdotto dalla legge di bilancio 2020 – entra ufficialmente nell’area della fiscalità locale tributaria. È questo il principio destinato a incidere profondamente sull’attività degli enti locali dopo la sentenza n. 12225 del 16 dicembre 2025 delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione, pubblicata il 1° maggio 2026.

La Suprema Corte, chiamata a risolvere una questione di giurisdizione nell’ambito di un rinvio pregiudiziale ex art. 363-bis c.p.c., ha stabilito che il canone disciplinato dall’art. 1, commi 816 e seguenti, della legge n. 160/2019 “ha, in ogni caso, natura tributaria”, attribuendo conseguentemente le controversie alla giurisdizione del giudice tributario.

Si tratta di una decisione destinata a produrre effetti rilevanti sia sul piano processuale sia sul versante amministrativo e regolamentare. Fino a oggi, infatti, il quadro giurisprudenziale risultava frammentato. Una parte consistente della giurisprudenza aveva qualificato il canone unico come entrata patrimoniale, ritenendolo espressione di mere pretese economiche della pubblica amministrazione prive di natura autoritativa.

La stessa amministrazione finanziaria aveva finora aderito a questa impostazione, escludendo le deliberazioni relative al canone unico dagli obblighi di pubblicazione previsti per i tributi locali. La circolare n. 1/DF del 22 maggio 2026 segna ora una netta inversione di rotta.

La circolare del MEF: obbligo di pubblicazione dal 2026


Il Dipartimento delle Finanze chiarisce che, a seguito della qualificazione tributaria del canone unico, le deliberazioni regolamentari e tariffarie adottate dagli enti locali dovranno essere trasmesse al Ministero dell’Economia e delle Finanze mediante il Portale del federalismo fiscale e pubblicate sul sito istituzionale www.finanze.gov.it.

La pubblicazione assume un valore decisivo, poiché costituisce condizione di efficacia degli atti e della loro applicabilità per l’anno di riferimento. Il nuovo orientamento comporta quindi un allineamento del canone unico al regime già previsto per gli altri tributi comunali.

La circolare richiama espressamente l’art. 13, comma 15, del decreto-legge n. 201/2011, secondo cui l’invio degli atti deve avvenire esclusivamente in via telematica tramite il Portale del federalismo fiscale, ai fini della successiva pubblicazione da parte del MEF.

Sul piano operativo vengono ribaditi anche i termini fondamentali del procedimento. Le deliberazioni devono essere adottate entro il termine previsto per il bilancio di previsione, che per il 2026 era stato fissato al 28 febbraio 2026 con decreto del Ministero dell’Interno del 24 dicembre 2025. La trasmissione al MEF deve invece avvenire entro il termine perentorio del 14 ottobre dell’anno di riferimento, mentre la pubblicazione sul sito del Dipartimento delle Finanze deve essere effettuata entro il successivo 28 ottobre.

Il mancato rispetto di tali termini produce effetti particolarmente rilevanti, poiché comporta l’inefficacia delle deliberazioni per l’anno di riferimento.

Gli effetti pratici per i Comuni nel 2026


La circolare dedica particolare attenzione al regime transitorio relativo all’anno d’imposta 2026, considerato che la sentenza delle Sezioni Unite è stata pubblicata soltanto il 1° maggio 2026, quando il termine per l’adozione delle deliberazioni era già scaduto.

Il Dipartimento chiarisce che non è più possibile approvare nuove deliberazioni regolamentari o tariffarie per il 2026, essendo ormai decorso il termine del 28 febbraio. Tuttavia, i Comuni restano obbligati a trasmettere entro il 14 ottobre 2026 gli eventuali atti già adottati.

La circolare affronta poi il caso degli enti che non abbiano approvato nuove deliberazioni nel 2026. In tale situazione trova applicazione il principio generale di ultrattività e conservazione degli atti amministrativi: dovrà quindi essere trasmessa esclusivamente l’ultima deliberazione vigente alla data del 1° maggio 2026.

L’esempio riportato dal MEF chiarisce concretamente la portata applicativa della disposizione. Se un Comune ha istituito il canone unico nel 2021 ma ha successivamente approvato una nuova deliberazione nel 2024 ancora vigente, dovrà trasmettere soltanto l’atto del 2024 e non anche quello originario del 2021.

Si tratta di un chiarimento particolarmente importante per gli uffici tributi e per le segreterie comunali, chiamati nei prossimi mesi a verificare la corretta posizione regolamentare dell’ente e la tempestiva trasmissione degli atti al Portale del federalismo fiscale.

Dalla giurisdizione tributaria a una nuova gestione amministrativa del canone


La svolta interpretativa delle Sezioni Unite produce effetti che vanno oltre il semplice riparto di giurisdizione tra giudice ordinario e giudice tributario.

La qualificazione del canone unico come tributo comporta infatti una revisione complessiva della sua gestione amministrativa, con conseguenze dirette:
• sulla formazione degli atti regolamentari;
• sui termini di efficacia;
• sugli obblighi di pubblicazione;
• sul contenzioso tributario;
• sulle attività di accertamento e riscossione.

La circolare del Dipartimento delle Finanze appare quindi finalizzata a garantire uniformità di comportamento da parte degli enti locali, superando le incertezze interpretative che avevano caratterizzato i primi anni di applicazione del canone introdotto dalla legge n. 160/2019.

Per i Comuni si apre ora una fase di adeguamento amministrativo che richiederà particolare attenzione nella gestione delle deliberazioni e nel rispetto delle nuove modalità operative imposte dal riconoscimento della natura tributaria del canone unico.

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